Cuno Amiet a Mendrisio

Mendrisio alla riscoperta del paradiso di Cuno Amiet
Ha aperto la scorsa domenica (22 ottobre) la mostra dedicata a una delle personalità più interessanti e rilevanti del panorama pittorico svizzero dello scorso secolo. Presso le celle e i corridoi di un antico convento, oggi convertiti a spazi del museo d’arte di Mendrisio, va in scena una temporanea volta a far conoscere agli abitanti del Canton Ticino, e non solo, l’eclettica produzione di Cuno Amiet (1968 1961), il pittore post impressionista elvetico che seppe, meglio di chiunque altro suo connazionale, rielaborare le entusiasmanti esperienze delle avanguardie europee a lui contemporanee.

Si tratta della prima mostra in area italiana dedicata al pittore di Soletta, accompagnata anche dalla prima pubblicazione interamente in italiano, un catalogo che ripercorre i momenti fondamentali della vita e dell’attività artistica di Amiet. Un percorso che per l’artista continuerà anche oltre il compimento dei novant’anni, ma che in questa mostra si concentra in particolare nell’evidenziare le differenze che intercorrono tra la produzione precedente agli anni venti, in cui sono visibili i riferimenti alle avanguardie e le correnti contemporanee europee, e le opere che seguirono questo periodo, che presentano una direzione estremamente differente nell’uso della composizione e del colore.

Numerosi perciò i contatti con esponenti dell’espressionismo tedesco a partire dai membri del Die Brücke prima e del DerBlaue Reiter dopo, a testimoniarlo le foto presenti in mostra e le opere prodotte in quegli anni, caratterizzate da sperimentazioni cromatiche che mostrano i segni di influenza dall’approccio di altre personalità fondamentali che spaziano da Gauguin a Giovanni Giacometti, e ancora dai Nabis ai Fauves.

Come accadde per la sua amicizia e vicinanza al maestro della pittura svizzera novecentesca, Ferdinand Hodler, di quindici anni più anziano, queste frequentazioni lo influenzarono certamente nelle scelte cromatiche e talvolta nella scelta di iconografie e composizioni del soggetto. Tuttavia questi accostamenti presenti anche in allestimento sono utili soprattutto a definire l’indipendenza di Amiet da tutta questa sfera di condizionamenti e questo è quanto mai visibile nelle tele successive agli anni venti del secolo, quando il suo interesse per un soggetto maggiormente naturalistico e vivido lo portarono verso una prematura astrazione delle immagini scelte, inondandole di colore e facendone perdere i contorni.

Questo lungo processo di elaborazione della figura si esplicita infine con estrema forza in una delle ultime sale dell’esposizione, in cui è in atto una conversazione tra la serie di opere denominate Paradiso, che danno anche il nome alla mostra. È in particolare la tela del 1958 a dare voce a questa ulteriore rinascita artistica di Amiet a soli tre anni dalla morte del pittore: attraverso una serafica apparizione luminosa che abbraccia l’intera opera quasi a farne perdere i riferimenti, l’artista si distacca totalmente dalle soluzioni già adottate nelle prime versioni risalenti al decennio a cavallo tra Ottocento e Novecento, mostrando principio e conclusione di una produzione così riccamente eterogenea e longeva.

Informazioni utili

Il paradiso di Cuno Amiet, da Gauguin a Hodler, da Kirchner a Matisse.

Museo d’arte Mendrisio,

Piazzetta dei Serviti Mendrisio.

www.mendrisio.ch/museo

dal 22 ottobre 2017 al 28 gennaio 2018.

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